Daniele Cametti Aspri – Mostra a Milano

Qui l’altrovetesto di Federicapaola Capecchi

Extra-ordinario a Km0 è un viaggio per gli occhi e l’immaginazione in una Milano in cui migliaia di anni e storie si intrecciano. Strade, vicoli, palazzi, monumenti di questa città multiforme e di nuovo splendente. Nuovamente, non è mai stata così bella. Daniele Cametti Aspri lo svela con Dark Cities Milano. L’ordinario dei luoghi comuni come la nebbia, lo smog, il freddo, la città dove si va solo per sgobbare dalla mattina alla sera non esiste. Come non esiste l’ordinario nel quotidiano e nella notte di questa città le cui vie gareggiano in seduzione, zone come Piazza Gae Aulenti e Porta Nuova – rinnovate – scintillano, i Navigli e la nuova Darsena rifulgono, e di antiche bellezze. Cametti Aspri, fedele al suo percorso e sguardo, ama trovare l’insolito nelle cose di tutti i giorni. E tra le quotidiane forme di Milano lo fa tra giochi di ombre, luce e oscurità. Qui l’altrove. Qui, nei luoghi storici e moderni, tra design e architettura, l’altrove di un caleidoscopio di racconti affascinanti, di ritratti di Milano, come fossero volti di personaggi che la raccontano.

Dark Cities Milan, Daniele Cametti Aspri

Dark Cities Milano gioca con buio, luce e ombre. Viaggia tra strutture che disegnano un gioco di forme e superfici acromatiche.

Un’evoluzione del lavoro di Cametti Aspri nello studio della luce, precedentemente esplorato attraverso toni molto chiari di ambienti degradati, ora attraverso la ricerca della bellezza nella notte, nell’oscurità. Ogni immagine indaga cosa c’è nel buio, cosa di positivo e magnetico nell’oscurità, tanto in senso materiale quanto metaforico. Il gioco di ombre crea un rapporto dialettico all’interno della composizione, si rapporta con la luce creando come pause musicali che danno respiro. Scandirsi di pieni e vuoti. Ritmo. Milano parla quando nei toni di nero la luce filtra e il soggetto emerge dall’oscurità. Ombre, oscurità e quel filo di luce generano dal buio un soggetto che trionfa nelle sue forme e volumi.

Dark Cities Milan, Daniele Cametti Aspri

Incorniciano e allontanano, scolpiscono e modellano, ci obbligano a percepire tridimensionale un oggetto che esperienza e ragionamento ci darebbero piatto; ingannano le nostre sensazioni, che chiedono con prepotenza di essere ingannate. Come nei sogni.

Dark Cities Milan, Daniele Cametti Aspri

Daniele Cametti Aspri lascia che lo spettatore immagini ciò che non può vedere, e colga il segreto respiro della composizione del suo alternarsi di pieni e di vuoti, di musica e di silenzio. Dal buio scaturiscono forme e figure che col buio si rapportano e si confrontano, traendo da esso luce e vigore comunicativo. Perché nella misura in cui si sa essere avari con la luce, le forme e i colori (anche nel bianco e nero) sembreranno paradossalmente risplendere, esaltati dal confronto con l’oscurità.

Qui l’altrove di una Milano che sa essere infinita.

Dark Cities Milan, Daniele Cametti Aspri

Questa mostra è anche un focus sul percorso precedente di Daniele Cametti Aspri, sulla ricerca su spazi quotidiani e ambienti degradati.

American dream, Uncommon Ostia, Lungoilmare e Verde contemporaneo sono progetti in cui lo sguardo di Cametti Aspri si è soffermato su luoghi del vivere quotidiano, offrendo un riflesso del mondo sempre più suburbano intorno a noi. Assenza di umanità,spazi larghi, 50% cielo o linee, forme, geometrie, luoghi impersonali resi ancor più anòdini cercando colori meno squillanti, che tendono a spegnersi, e a scollegare, sconnettere. Portandoci immediatamente qui un altrove, ogni volta diverso.

American Dream, Daniele Cametti Aspri

Guardando queste fotografie si deve prestare molta attenzione al soggetto dinanzi ai nostri occhi, come imparando di nuovo a leggere i messaggi: micro o macro, manifesto o sotteso, è lì a svelare, con la sua freddezza, contraddizioni, stridori, subconsci; a percorrere e dissigillare l’insolito nell’ordinario. Qui l’altrove. Luoghi dello scorrere quotidiano delle vite, delle abitudini, che sempre svaniscono ai nostri occhi fino a non avere più forma, paesaggi di ogni giorno, che per chi li vive diventano inappetibili, persino grigi, per Daniele Cametti Aspri diventano luoghi di eventi straordinari.

Uncommon Ostia, Daniele Cametti Aspri

Qui l’altrove.

Qui a Casalpalocco American Dream: un subconscio colonizzato dalla cultura americana. Case in stile anglosassone e strade tutte uguali che amplificano le note stonate di un luogo nato negli anni ’60 nel mito dell’opulenza. Il blu, spesso predominante negli scatti paesaggistici, è completamente assente, filtrato da un azzurrino anestetico che toglie ogni sensazione di tranquillità, calma e sicurezza. Perché qui, nell’ordinario del quartiere rivale dei “pariolini”, sono gli aspetti surreali e paradossali di un posto creato nel mito del Sogno Americano.

Qui un paesaggio che, come dice Gohlke, è “una creazione umana, anche quando l’unica interazione coinvolta è l’atto di percezione“. Cametti Aspri pretende di essere “neutrale” per restituire un’immagine con il minimo coinvolgimento (giudizio morale e preferenze personali) che renda ciò che osserva infinitamente più interessante di qualsiasi opinione possa avere di lui. Ciò che Joe Deal definirebbe la più straordinaria delle immagini proprio in quanto “prosaica”. Una rappresentazione che assume un taglio più antropologico che critico, più scientifico che artistico. Per esempio a sottolineare che l’affermarsi della cultura dei centri commerciali, dei parchi industriali non necessariamente sia stata un’istanza di progresso, ma forse più un fallimento come sembra manifestare la desuetudine di queste strade e case.

Ripetizione e isolamento, la scomparsa della comunità (anche quando compare- cfr lungoilmare/Caffé Olivieri), un clima e colori di alienazione vacante, nessuna componente emotiva, immediata attenzione alla sagomatura. Immagini “sterili” e senza coinvolgimento emotivo. Così è anche il percorso di Uncommon Ostia, lungoilmare, Verde contemporaneo. Stesso tipo di viaggio fotografico, stesso punto di vista che non “vuole mai essere speciale”.

Anche qui Daniele Cametti Aspri presta attenzione a quello che sta vedendo, punto, e vede un cambiamento costante nelle relazioni nello spazio. Come si muove, un palo del telefono assume un rapporto in continua evoluzione con un edificio accanto o dietro di esso, una cassetta postale cambia il suo rapporto con il palo del telefono. Questi cambiamenti si verificano tutto il tempo e Cametti Aspri guarda con attenzione consapevole a ciò che è lì, mentre è lì, punto. È qui che si rivela l’insolito.

Qui l’altrove.

Uncommon Ostia porta in un altrove di paesaggi e architetture desolate, un po’ dismesse nelle quali risentire, improvvisamente, il rumoreggiare del passato fastoso degli anni ’50 con le sue star cinematografiche. Di edifici color cipria e di un cielo grigio nostalgia.

Verde contemporaneo svela contrasti evidenti delle nuove periferie e di spazi verdi costretti dal cemento; di un gioco di tonalità, esistente nei PRG, dove il verde contemporaneo è abbinato al Grigio cemento o al Grigio asfalto mentre alberelli dal piccolo fusto vengono impeciati in aiuole asfittiche. Uno studio di colori chiari, freddi a smascherare processi di urbanizzazione che usano il Verde contemporaneo per giustificare operazioni di cementificazione massiccia. L’unico filare di alberi tra queste immagini ha un verde che si spegne, senza desaturazione o sovraesposizione ad hoc, colpito e abbattuto dal grigio/bianco di fondamenta di cemento. Un cimitero a scomputo.

Adottare un punto di vista “freddo” per sottolineare gli aspetti sublimi o “altri” delle cose di tutti i giorni.

Quanto cerca Cametti Aspri in questi progetti. Uno “stile” figlio diretto di New Topographic, un evento artistico che ha messo in crisi tutte le precedenti letture delle relazioni intercorrenti fra il paesaggio e la sua rappresentazione attraverso il mezzo fotografico. Un processo di ricerca intellettuale ed estetica che influenzò molte generazioni di fotografi, costituendo un nuovo modo di guardare e fotografare. Apprezzamento per gli “ambienti alterati della vita quotidiana”. C’è una terra potente ma ormai alterata dalla presenza dell’uomo, ingombrante: strade statali, parcheggi, caseggiati industriali o vecchie case abbandonate, pali del telefono, parcheggi, stazioni di servizio, cassonetti dei rifiuti, insegne, quartieri anonimi si presentano come elementi devastati o devastatori.

Ogni aspetto emotivo che potrebbe portare al dramma o alla farsa è, però, “reso sterile”; in Daniele Cametti Aspri è depotenziato da accorgimenti come scattare prima con la mente senza macchina fotografica, less is more, solo obiettivi decentrabili che gli consentono pieno controllo sulla composizione. Inquadrature sterili, volutamente anafettive – come quelle di Stephen Shore al cui sguardo sembra essersi ispirato anche Alexander Payne nel film Nebraska -, ma sempre pronte a suggerirci nella loro ampiezza, una potenza sconfinata.

Qui l’altrove.

Testo di Federicapaola CapecchiI testi sono protetti da copyright. Non si può in nessun caso scaricarli, copiarli, metterli sui propri siti, prenderne estratti o frasi senza l’autorizzazione di Federicapaola Capecchi. Per chiedere autorizzazione inviare una email a federicapaola@gmail.com

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