Robert Riger e l’anima dello sport.

Fotografia, fotografi, serie, cicli, chicche, particolari, storie, aneddoti, fantasie, visioni. I miei “tip of the day”.

Grandi nomi che tutti conoscono sui quali mi soffermo per approfondire un aspetto o un particolare; a volte fotografi poco noti ai più che, invece, hanno fatto la storia della fotografia; ogni tanto emergenti, nuovi fotografi scoperti per caso o con precisa dedizione da talent scout.

Oggi parliamo di un grande fotografo e fotografo sportivo: Robert Riger.

Un autore che amo molto, uno degli interpreti visivi più acclamati dello sport a livello internazionale.

Ve ne parlo anche perché, insieme a Dawn Aberg, il fiduciario del Robert Riger Living Trust, che gestisce gli archivi di Riger, sto preparando un’importante ed entusiasmante sorpresa per il pubblico Italiano … in presenza, con la riapertura ufficiale delle attività espositive, delle Mostre istituzionali, ma soprattutto con l’inaugurazione di una realtà unica. Ma di questo vi racconterò in seguito. Vi consiglio di non perdere il “focus on” di TG FOTOGRAFIA di venerdì 14 maggio 2021 dove intervisterò Dawn Aberg.

Le fotografie di questo articolo sono fornite direttamente da Dawn Aberg, il fiduciario del Robert Riger Living Trust, che gestisce gli archivi di Riger e volutamente vi facciamo vedere anche gli scatoloni perché fanno parte della futura entusiasmante sorpresa.

ROBERT RIGER

Robert Riger talking to the famous American baseball player Ted Williams as they watch a game

Non puoi fotografare lo sport se non lo capisci completamente, e capisci e conosci gli uomini che lo praticano. La stessa intensità che hanno per gareggiare la devi avere tu per raccontarlo. Non fermarlo, ma sospenderlo per sempre nel tempo “. Robert Riger

Qualsiasi arte … deve trascendere il fatto reale. L’universalità dell’immagine, la sua portata intima ma eroica, le darà chiarezza e forza“. Robert Riger – “La fotografia sportiva di Robert Riger”- Random House, 1995

Già da queste due sue affermazioni riusciamo a comprendere come per Riger il mondo sia una meravigliosa fotografia.

Conosceva e capiva gli atleti, ancor più si dedicava alla conoscenza e alla comprensione di quelli che fotografava.

Le sue fotografie sono, in molta parte, l’acme drammatico e penetrante dei momenti salienti dello sport.

Le tracce e la trama di ogni giorno di tutte le persone, in un momento della loro vita, sono un’immagine fantastica, se la si guarda bene. Per Robert Riger la fotografia è un miracolo, un fenomeno, un intenso piacere. E fotografare lo sport è avvincente, coinvolgente, fascinoso. In una sua riflessione Robert Riger sostiene che l’intorpidimento, i bordi morbidi dell’inazione, ci portino a non rendere cruciali decisioni perché si ha l’impressione che non ve ne siano di abbastanza eccitanti da prendere.

This is a famous shot, showing how many defensive players it took to take down Jim Brown, the famous fullback

Per molti di noi – dice – la maggior parte delle cose accadono e basta. Mentre l’atleta è in qualche modo “beato”; la sua linea è chiara; il momento della decisione per lui è assoluto. Nessuna mediazione all’interno delle emozioni, del tempo, di cosa si dovrebbe pensare e provare: l’atleta lo sperimenta e basta! Esperienza e sensazione che vale tutto il suo sforzo e la sua dedizione. È questa riverenza per l’atleta che lo ha spinto a fotografare gli sport.

E sforzo e dedizione devono appartenere in egual misura al fotografo dinanzi ad un atleta.

Guardando le fotografie di Robert Riger si percepisce nitidamente come per lui, sia disegnatore che fotografo, fosse ogni volta una splendida scoperta la bellezza del movimento nella figura umana e l’infinita varietà delle sue forme nella luce mutevole.

Robert Riger – Ollie Matson

Le sue sono fotografie forti, pure espressioni dell’uomo e dell’atleta; anche i frammenti, i secondi piani, nulla mai accidentale.

Ogni sua fotografia si muove tra incredibili dettagli dello sport e l’intensità con cui viene disputata la gara.

Quando si riesce a comunicare questa intensità, raggiungere un grande impatto con le proprie fotografie è conseguenza ed effetto naturale.

Per Rober Riger la fotografia sportiva è semplicemente una questione di abilità e intelligenza. Richiede molta energia e molta immaginazione come molto ascolto e attenzione.

Richiede devozione e cura.

Il suo sguardo, le sue fotografie sono davvero un esempio – e di clamorosa bellezza – di come non fermare un gesto, un movimento, un accadimento, ma sospenderlo per sempre nel tempo. L’obiettivo e il suo sguardo non possono fare a meno di nutrirsi del suo pensiero, spirito ed esperienza.

Quando fotografa è come se sentisse il battito cardiaco dello sport, è tutt’uno con esso e quindi quando scatta salva per sempre il senso e il movimento veramente significativi di quello sport e di quel momento.

Two famous catchers – Roy Campanella and Yogi Berra – meet up at the plate. With Roy hitting, and Yogi catching. Yogi saw a pitch coming in too close … it would have hit Roy. So he tells him to duck.

La trama delle sue fotografie ha la sua personalità e quella dello sport così come è realmente, intessuti in un’immagine creativa.

Il football americano professionale e il baseball sono stati i suoi primi amori. Il cavallo e le corse di cavalli. Poi le Olimpiadi a partire dal 1956. Robert Riger ha fotografato ogni sport, dalla corrida alla pallanuoto. È passato alla regia televisiva e poi ai documentari negli anni ’60 – un altro amore – che gli ha permesso di costruire un punto di vista unico e originale.

This is from the late 1950’s in New York City

Se avrete la pazienza di navigare con calma tra le sue fotografie vi accorgerete che d’improvviso tutto tace; vi sembrerà di vedere persino il particolare della luce della foto, di sentire il rumore e vociare della folla che si fa sempre più numerosa attorno e alle spalle; vi sembrerà di essere in campo, a volte, persino accanto all’atleta. E lui, come voi, a fine gara, comunque sia andata, sorridenti, per ogni trama e traccia di quella meravigliosa fotografia che sono il mondo e gli uomini.

From the Barcelona Summer Olympics in 1992 (Robert’s last Olympics), runners off the blocks at the start of a race

Di lui è stato scritto incarnasse il vero spirito rinascimentale. Sì, è così. Cercava l’equilibrio perseguendo l’eccellenza in ogni impresa. In fondo poi, anche staccandoci dal senso storico del termine, la rinascita è una continua espansione e miglioramento della creatività. E Robert Riger si trasformava continuamente in nuove forme di creatività: atleta, illustratore, fotografo, pittore, regista, autore, direttore della fotografia.

Hugh Edwards – uno dei curatori di fotografia più influenti ma meno conosciuti in America – è stato uno dei più accesi sostenitori di Robert Riger. Scriveva lettere ad altri curatori, ad editori come Peter Bunnell, Robert Delpire, Robert Doty e Beaumont Newhall, paragonando Riger a un pittore rinascimentale italiano. Ne esaltava la facilità nel rendere il gesto completo, il mantenere vivo il movimento piuttosto che fratturarlo e fermarlo. Ideò e curò tre mostre sul suo fotografare presso l’Art Institute, unico fotografo a cui ha accordato un tale onore. Nel 1962 ha proposto ancora il lavoro di Robert Riger in una mostra di un centinaio di fotografie dal titolo “The Pros: A Documentary of Professional Football in America”.

Di lui scrive “è in grado di suggerire cosa viene prima e dopo ogni lampo di movimento; coglie e realizza per noi questi ‘astratti’ di gesti rotondi e ritmici“.

In un momento in cui la fotografia sportiva e soprattutto a colori era ancora in gran parte sottovalutata, Edwards la adotta come parte fondamentale del suo programma museale.

Federicapaola Capecchi

STORIA

Robert Riger nasce nel 1924 e muore nel 1995. Illustratore sportivo, fotografo, regista televisivo e direttore della fotografia pluripremiato.

Inizia la sua carriera come illustratore e collabora con riviste quali “Esquire”, “The Saturday Evening Post” e “Sports Illustrated”. Quest’ultimo ha pubblicato più di 1.200 suoi disegni e oltre 200 disegni promozionali e pubblicitari.

Nel 1950 Riger inizia a scattare fotografie come strumento di ricerca per i suoi disegni. Quello che doveva essere un mezzo secondario diviene invece ciò per cui Robert Riger è diventato famoso.

Dal 1950 al 1994 Riger scatta più di 90.000 fotografie, di cui oltre 40.000 per il football americano professionistico. La “Baseball Hall of Fame” ha un suo disegno originale di una partita degli Yankee nella collezione del Museo di Cooperstown.

Nato a Manhattan, Robert Riger frequenta la Merchant Marine Academy e per tre anni, durante la seconda guerra mondiale, è nella Marina mercantile. Si racconta che disegnasse per ore ed ore ed ore, consumando fino a cinque matite litografiche. Realizzò la sua prima illustrazione sportiva di una partita dell’Esercito – Notre Dame nel 1945.

Pubblica diversi libri tra cui “The Pros” (1960), “The American Diamond” (1965) e “The Athlete” (1980), tra gli altri. Verso la fine della sua carriera, dirige le sue energie alla televisione, lavorando per “Wide World of Sports della ABC” e vincendo diversi “Emmy Awards”.

Sviluppa un suo modo rivoluzionario nell’uso del video al rallentatore durante le trasmissioni sportive realizzate per la TV, desiderando indagare a fondo questa tecnica distintiva che sembra fermare un momento chiave in modo che lo spettatore possa esaminare ogni parte.

Robert Riger segue le gare olimpiche nel 1968, 1976, 1984 e 1980. Il regista di Hollywood, John Huston, lo assume come direttore della fotografia nel 1981 per creare le sue celebri sequenze nel film “Fuga per la vittoria” con Sylvestor Stallone. Robert Riger ha anche illustrato un libro per bambini, “Come on Seabiscuit!”, protagonista lo splendido cavallo da corsa che ha ispirato Laura Hillenbrand nel suo famoso libro diventato anche un film pluripremiato.

Nel 1994 Robert Riger è nominato Sports Artist of the Year dall’American Sport Academy Museum and Archive in Alabama. Al lavoro sul suo tredicesimo libro, nel 1995, Robert Riger scopre di avere un cancro terminale.

ENGLISH

Photography, photographers, series, cycles, goodies, details, stories, anecdotes, fantasies, visions. My tips of the day.

Great names that everyone knows and on which I focus to deepen an aspect or a detail; sometimes photographers little known to most people who, however, have made the history of photography; sometimes emerging, new photographers discovered by chance or with precise dedication by talent scouts.

Today we talk about a great photographer and sports photographer: Robert Riger.

An author I love very much, one of the most acclaimed visual interpreters of sports internationally.

I am also telling you about him because, together with Dawn Aberg, the Trustee of the Robert Riger Living Trust, who manages the Riger archives, I am preparing an important and exciting surprise for the Italian public … in presence, with the official reopening of the exhibition activities, of the institutional exhibitions, but, above all, with the inauguration of a unique reality. But I will tell you about this later. Don’t miss TG FOTOGRAFIA’s “focus on”, on Friday 14 May 2021, where I will be interviewing Dawn Aberg.

The photographs in this article are provided directly by Dawn Aberg, the trustee of the Robert Riger Living Trust, which manages the Riger archives, and we deliberately show you the boxes as well because they are part of the exciting future surprise.

ROBERT RIGER

Robert Riger talking to the famous American baseball player Ted Williams as they watch a game


You can’t photograph sport if you don’t understand it completely, and understand and know the men who play it. The same intensity they have to compete must be yours to tell the story. Not to stop it, but to suspend it forever in time“. Robert Riger

Any art … must transcend the real fact. The universality of the image, its intimate yet heroic scope, will give it clarity and strength“. Robert Riger – “The Sports Photography of Robert Riger”- Random House, 1995

Already from these two statements we can understand how for Robert Riger the world is a wonderful photograph.

He knew and understood the athlete, even more so he was dedicated to knowing and understanding those he photographed.

His photographs are, for the most part, the dramatic and penetrating highlights of sport.

Robert Riger – Ollie Matson

The traces and texture of every day of every person, at some point in their lives, is a fantastic image, if you look at it right. For Robert Riger, photography is a miracle, a phenomenon, an intense pleasure. And photographing sport is compelling, engaging, fascinating. In one of his reflections, Robert Riger argues that numbness, the soft edges of inaction, lead us not to make crucial decisions because we feel that there are none exciting enough to make.

For many of us – he says – most things just happen. Whereas the athlete is somehow ‘blissful’; his line is clear; the moment of decision for him is absolute. No mediation within emotions, time, what one should think and feel: the athlete just experiences it! An experience and a feeling that is worth all his effort and dedication. It is this reverence for the athlete that drove him to photograph sports.

This is a famous shot, showing how many defensive players it took to take down Jim Brown, the famous fullback

And effort and dedication must belong equally to the photographer in front of an athlete.

Looking at Robert Riger’s photographs, one can clearly see that for him, both draughtsman and photographer, the beauty of movement in the human figure and the infinite variety of its forms in the changing light was a wonderful discovery each time.

His photographs are strong, pure expressions of the man and the athlete; even the fragments, the second shots, nothing is ever accidental.

Each of his photographs moves between incredible details of the sport and the intensity with which the competition is played out.

When you can communicate this intensity, achieving great impact with your photographs is a natural consequence and effect.

For Rober Riger, sports photography is simply a matter of skill and intelligence. It requires a lot of energy and imagination as well as a lot of listening and attention.

Two famous catchers – Roy Campanella and Yogi Berra – meet up at the plate. With Roy hitting, and Yogi catching. Yogi saw a pitch coming in too close … it would have hit Roy. So he tells him to duck.

It requires devotion and care.

His gaze, his photographs are truly an example – and a resoundingly beautiful one – of how not to stop a gesture, a movement, an event, but to suspend it forever in time. The lens and his gaze cannot help but feed on his thought, spirit and experience.

When he photographs, it is as if he feels the heartbeat of the sport, he is at one with it, and so when he shoots, he saves forever the truly significant sense and movement of that sport and that moment.

The texture of his photographs has his personality and that of the sport as it really is, woven into a creative image.

From the Barcelona Summer Olympics in 1992 (Robert’s last Olympics), runners off the blocks at the start of a race

Professional American football and baseball were his first loves. Horse racing. Then Olympics starting in 1956. Robert has shot every sport from bull fighting to water polo. He moved to directing television then documentaries in the 1960s – another love – that allowed him to build a unique and original point of view.

If you have the patience to calmly browse through his photographs, you will realise that suddenly everything is silent; you will seem to see even the detail of the light in the photo, to hear the noise and chatter of the crowd that grows ever larger around and behind you; you will seem to be on the field, at times, even next to the athlete. And he, like you, at the end of the match, however it went, smiling, for every texture and trace of that wonderful photograph that is the world and men.

This is from the late 1950’s in New York City

It has been written that he embodies the true spirit of the Renaissance. Yes, he did. He sought balance by pursuing excellence in every endeavour. At the end of the day, even if we detach ourselves from the historical sense of the term, renaissance is a continuous expansion and improvement of creativity. And Robert Riger continually transformed himself into new forms of creativity: athlete, illustrator, photographer, painter, director, author.

Hugh Edwards – one of the most influential but least known curators of photography in America – was one of Robert Riger’s most vocal supporters. He wrote letters to other curators, to editors such as Peter Bunnell, Robert Delpire, Robert Doty and Beaumont Newhall, comparing Riger to an Italian Renaissance painter. He extolled the ease of making the gesture complete, keeping the movement alive rather than fracturing and stopping it. He conceived and curated three exhibitions of his photography at the Art Institute, the only photographer to be accorded such an honour. In 1962 he again presented Robert Riger’s work in an exhibition of a hundred photographs entitled ‘The Pros: A Documentary of Professional Football in America’.

He writes of him “he is able to suggest what comes before and after each flash of movement; he captures and realises for us these ‘abstracts’ of round, rhythmic gestures“.

At a time when sports and especially colour photography was still largely undervalued, Edwards adopted it as a fundamental part of his museum programme.

Federicapaola Capecchi

HISTORY

Robert Riger was born in 1924 and died in 1995. An award-winning sports illustrator, photographer, television director and cinematographer.

He began his career as an illustrator and collaborated with magazines such as ‘Esquire’, ‘The Saturday Evening Post’ and ‘Sports Illustrated’. The latter has published more than 1,200 of his drawings and over 200 promotional and advertising drawings.

In 1950 Riger began taking photographs as a research tool for his drawings. What was supposed to be a secondary medium became what Robert Riger became famous for.

From 1950 to 1994, Riger took more than 90,000 photographs, including more than 40,000 of professional American football. The Baseball Hall of Fame has one of his original drawings of a Yankee game in the collection of the Cooperstown Museum.

Born in Manhattan, Robert Riger attended the Merchant Marine Academy and was in the Merchant Navy for three years during the Second World War. It is said that he drew for hours on end, using up to five lithographic pencils. He produced his first sports illustration of an Army-Notre Dame game in 1945.

He published several books including “The Pros” (1960), “The American Diamond” (1965) and “The Athlete” (1980), among others. Towards the end of his career, he directed his energies to television, working for ABC’s “Wide World of Sports” and winning several “Emmy Awards”.

He developed his own revolutionary way of using slow motion video during sports broadcasts made for TV, wanting to investigate in depth this distinctive technique that seems to stop a key moment so that the viewer can examine each part.

Robert Riger covered the Olympic competitions in 1968, 1976, 1984 and 1980. Hollywood director John Huston hired him as director of photography in 1981 to create his famous sequences in the film “Escape to Victory” with Sylvestor Stallone. Robert Riger also illustrated a children’s book, “Come on Seabiscuit!”, starring the beautiful racehorse that inspired Laura Hillenbrand in her famous book which also became an award-winning film.

In 1994 Robert Riger was named Sports Artist of the Year by the American Sport Academy Museum and Archive in Alabama. While working on his thirteenth book, Robert Riger discovered in 1995 that he had terminal cancer.

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