Laura Pigozzi, psicoanalista a “10 minuti con” di TG FOTOGRAFIA

Fotografia che ci porta ad interrogarci sull’importanza predominante che le immagini hanno da tempo nella nostra società. La fotografia, il suo dilagare ed essere linguaggio dominante, è un bene. Uno strumento. Utile e importante. Questo il nostro assunto di partenza. Senza giudizi né pregiudizi. Soprattutto perché stiamo parlando di un fenomeno di conoscenza, riconoscimento e comunicazione e non dell’essere fotografi o artisti.

All’interno del TG FOTOGRAFIA (qui info https://federicapaola.wordpress.com/2021/03/10/tg-fotografia-torna-ad-aprile-2021/) un telegiornale dedicato solo alla fotografia, “10 minuti con” è un breve appuntamento con fotografi, sia nazionali che internazionali, dove si parla di alcuni aspetti fondamentali o di un loro lavoro o della loro ricerca in generale; o con specialisti e professionisti di altri settori con cui si affrontano temi inerenti alla fotografia.

Ai 10 minuti con può seguire, a discrezione di Federicapaola Capecchi ed anche del gradimento dell’autore da parte del pubblico, un approfondimento che, a quel punto, diventerà lo speciale “focus on”.

Lunedì 12 Aprile 2021 è stata la volta di Laura Pigozzi con la quale ci siamo interrogate sul ruolo dell’immagine nella ricerca e affermazione della propria identità, puntando l’attenzione sul fenomeno incommensurabile dei selfie e della condivisione universale e istantanea di milioni di immagini ogni minuto.

Da tempo chiunque può fare fotografie, in ogni istante, luogo e modo, e può condividerle universalmente in quello stesso istante. Una pratica che, altrettanto da tempo, è spesso vituperata credendo che, in qualche modo, tutti vogliano ambire ad essere fotografi, senza comprendere invece che non si tratta di ciò, ma di sancire una conquista: le nuove generazioni possono sapere cosa è il mondo, imparando cosa guardare in quel preciso momento e divenendone testimoni in quel preciso istante. È una forma di comunicazione, conoscenza e condivisione contemporanea, nel senso proprio di qualcosa che ha luogo, accade, si svolge, vive, opera in uno stesso periodo di tempo, quello in cui guardo, osservo e scatto. E diviene una possibile forma di osservazione e testimonianza condivisa del nostro contemporaneo. Con Laura Pigozzi abbiamo approfondito un po’ questo aspetto. Del parlare attraverso la fotografia. Dell’esprimersi ed esternare ciò che si è attraverso la fotografia.

Una sorta di “posso dire la mia, il mio punto di vista, chi sono … in ogni istante della mia vita”.

Ci siamo interrogate, con Laura Pigozzi, sulle dinamiche per cui, in un sistema in cui tutto muove per immagini, in cui dunque ci si relaziona continuamente con una proiezione bidimensionale di un corpo, di infiniti soggetti, questo possa far sì che verso questi stessi non si nutra né venga da avere nessun tipo di aspettativa di comunicazione e dialogo reale, proprio in quanto non corpi veri ma proiezioni bidimensionali. Eppure, rispetto al fenomeno dei selfie, questi stessi sono carichi, invece, incommensurabilmente, di aspettative e ricerca di comunicazione: perché sono degli “io”, dei “me” presi, messi nella bottiglia e lanciati al largo verso il mondo.

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