Andrea Ferro a “10 minuti con” di TG FOTOGRAFIA

Fotografia che attraversa Tripoli, il Libano e che osserva un territorio ferito con addosso diverse cicatrici … solo per citare le ultime … lo sconfinamento della guerra civile siriana nel 2014, le proteste del 2019 e ora il Covid-19. Fotografia che sofferma lo sguardo sulla pelle della città; che si muove tra vicoli ed edifici fatiscenti a dare un nome anche alle cose, o per lo meno a cercare di interrogarsi su cosa vogliano dire e rappresentare … anche i muri e le strade.

All’interno del TG FOTOGRAFIA (qui info https://federicapaola.wordpress.com/2021/03/10/tg-fotografia-torna-ad-aprile-2021/) un telegiornale dedicato solo alla fotografia, “10 minuti con” è un breve appuntamento con fotografi, sia nazionali che internazionali, dove si parla di alcuni aspetti fondamentali o di un loro lavoro o della loro ricerca in generale.

Ai 10 minuti con può seguire, a discrezione di Federicapaola Capecchi ed anche del gradimento dell’autore da parte del pubblico, un approfondimento che, a quel punto, diventerà lo speciale “focus on”.

Mercoledì 31 Marzo 2021 è stata la volta di Andrea Ferro con il progetto “ZaïmFinalista Sony World Photography Awards 2021, Categoria Landscape > Link.

In molti paesi arabi a maggioranza musulmana, la raffigurazione di esseri viventi è strettamente collegata alla questione dell’idolatria. Il Corano condanna l’adorazione degli idoli poiché Dio dovrebbe essere l’unico oggetto di venerazione. Tuttavia, in Libano come in altri paesi arabi a maggioranza musulmana, l’uso delle immagini per scopi di propaganda ritrae politici e personalità locali quasi come divinità da venerare.

Il Libano è tutt’ora colpito da una profonda crisi economica e circa il 45% delle persone vive sotto la soglia di povertà. Inoltre, le rivolte scoppiate in tutto il paese il 17 ottobre 2019 ne hanno paralizzato l’economia esacerbandone la già critica situazione socio-economica. L’endemica corruzione che pervade l’intera classe politica libanese, quest’ultima fondata su relazioni clientelari, non è l’unica ragione che ha portato la popolazione a scendere in strada. Infatti, per la prima volta, i libanesi sentono forte il desiderio di raggiungere la secolarizzazione e così abbandonare il sistema politico attuale strutturato su base confessionale.

Tripoli è la seconda città del Libano per popolazione e dimensioni ed è considerata dall’ONU come la città più povera sulla costa mediterranea. È anche probabilmente la città libanese in cui, a livello urbano, la presenza di rappresentazioni di personalità sia locali che nazionali ha il maggior impatto visivo.

La parola Zaïm in arabo corrisponde al nome maschile per “leader”, “capo” o “boss”. Può essere utilizzato sia in modo molto rispettoso sia in gergo, indicando tanto leader politici che criminali.

Questo progetto rivela la correlazione tra aspetti devozionali dell’iconografia e la sua pervasività visiva, sia a livello spaziale che urbano, in una delle città mediorientali più emblematiche. Allo stesso tempo, fa luce su alcune delle personalità politiche contro le quali si sono scagliate le proteste che hanno scosso il Libano nel 2019.

Andrea Ferro propone un modo personale di fare un reportage. Nella società dell’immagine, in contrasto con chi sostiene che l’onnipresenza e bombardamento delle immagini abbia l’effetto di non “farle notare più”, diversamente dal pensiero che vuole pubblico e fruitori odierni mediocri e incompetenti, dimostra come, invece, che se si ha precisa in testa una formula narrativa e visiva fotografia e messaggio arrivino e si facciano notare.

Una narrazione non stereotipata sia della situazione che del territorio, tanto delle domande quanto dei dubbi e delle contraddizioni.

Tutto il racconto si muove in una anodina normalità di immagini/manifesti, strappati, enormi, fermi in un tempo vuoto.

Andrea Ferro adotta un punto di vista “freddo” per sottolineare gli aspetti “altri” di un luogo come delle cose di tutti i giorni; e questa sua scelta, questo suo approccio rende.

Ripetizione e isolamento, la scomparsa della comunità. Un clima e colori di alienazione vacante, immediata attenzione alla sagomatura. Immagini “sterili” con cui riesce a rivelare qualcosa di insolito.

ANDREA FERRO

https://andreaferrophoto.com

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