Alessandro Trovati: tra poesia e antimetodo – di Federicapaola Capecchi

Le fotografie di Alessandro Trovati a Milano fino al 3 novembre 2020 nella nuova tappa della Mostra “Lo sport in bianco e nero” a cura di Federicapaola Capecchi, in collaborazione con Canon Italia e inserita nel palinsesto della quindicesima edizione di PhotoFestival.

“Respiro. Guardo l’acqua. Respiro. Guardo davanti a me. Socchiudo gli occhi, li riapro. Respiro. Salto. Non un rumore, nemmeno la sensazione dei mille occhi delle persone e dei fotografi. Solo il silenzio che tutto tace. Il mio corpo mi supera, una luce azzurrina filtra le ombre che si dilatano e colano sui muri come acqua, lame di sole tagliano la superficie che mi aspetta. Sento la pressione dell’acqua, il respiro e il movimento sono all’unisono, incessantemente, come sabbia in una clessidra”.

Questo sembra sussurrare la fotografia di Alessandro Trovati della nuotatrice al trampolino di tre metri alle Olimpiadi di Rio 2016. Pare di poter ascoltare i suoi pensieri. Sembra prendere corpo visibile, nei sapienti giochi di chiaro scuro, quanto questo suo volare nell’acqua abbia il sapore di un semplice desiderio di esistere; quanto questa fotografia abbia quello della poesia.

Quell’espressione quell’accento quel segreto che gli sembrava d’esser lì lì per cogliere sul viso di lei era qualcosa che lo trascinava nelle sabbie mobili degli stati d’animo, degli umori, della psicologia […] La fotografia ha un senso solo se esaurisce tutte le immagini possibili. […] – Da Gli Amori difficili – L’avventura di un fotografo di Italo Calvino –

L’occhio di Alessandro Trovati si muove come l’occhio del poeta, con innata capacità di leggere dentro la luce, le prospettive e nel tempo. Il poeta le traduce in un mondo di parole, Alessandro Trovati in un mondo di immagini.

Ogni fotografia di questa esposizione è un discorso a sé, anche nel formato, perché ognuna prende la sua specifica forma ai vostri occhi nel suo proprio percorso: scaturita da una luce esterna o proveniente da un pensiero recondito, addormentata nel buio del mirino e risvegliata da un movimento in particolare, fluttuante tra l’essere una diretta visione del mondo dello sport o una sua rappresentazione iconografica. Ognuna un discorso a sé ma, insieme, rendono visibili le affinità alla base di questi due corpi artistici. Persino Baudelaire – nonostante sia il primo a sostenere che la fotografia non sia arte – parla in più occasioni della relazione poesia-fotografia (Journaux intimes (1887), Mon coeur mis à nu; CEuvres postumes 1908).

La fotografia è un luogo poetico. In queste di Alessandro Trovati si presenta, in un’aria opalescente da neve o nel vuoto d’aria di un tuffo o di un salto, capace di essere contemporaneamente rappresentazione, ritratto, sembianza, ombra e idea. Giocando con il tempo.

Tempo che si inscrive nella fotografia. Alessandro Trovati, come la luce, lo amplia e trasforma forse ancor più di quanto fecero i futuristi – quando usarono la fotografia – in una ricerca tecnica ed espressiva volta a fissare il gesto pur cercando di mostrarlo come un movimento fluido libero nello spazio. Alessandro Trovati, come Ernst Haas, immerge così completamente nel suo mondo figurativo facendo percepire concretamente il rapporto tra tempo e fotografia, tra peso dei colori e del monocromo e la forza della ricerca.

Così la mostra apre con una fotografia/poesia. Un semplice desiderio di esistere. Tra le prime cose cui la mente va è questo pensiero, con la leggerezza dovuta, con la profondità desiderata da ognuno di noi. La stessa leggerezza dovuta e la stessa profondità ritmata della poesia. È una foto destinata a cambiare la fotografia sportiva così come la conosciamo e la accettiamo troppo spesso, alterando i presupposti precostituiti che circondano e supportano l’ideologia insidiosa di una cultura fatta di convenzioni.

È il movimento, la prospettiva, l’esperienza di Alessandro Trovati che compaiono forti. Ma più di tutto la sua posizione, il suo coinvolgimento nelle situazioni che documenta – a livello fisico, estetico, sportivo ma persino etico – e tutto ciò respira in questa foto. La sua partecipazione attiva nelle situazioni si evolve in questa fotografia  a tal punto da dargli la responsabilità – e la possibilità – di far credere all’osservatore che la libertà esista. Non è una responsabilità etica da poco.

È una fotografia che fiata di vissuto, che arriva dal corpo e vi respira, senza automatismi né artifici tecnicistici. È una “propaganda antimetodo” se vogliamo vedere … la deformazione – eppur bellissima – della scultura del corpo, l’asimmetria, una qual rivoluzione cercata nello scenario e negli elementi che la contengono, eppure il suo puntinismo compositivo e di scelte di ciò che è in primo e secondo piano, di ciò che è attivo e passivo, di tutto quello che ci obbliga a cercare muovendo l’occhio in ogni cono d’ombra e di luce della foto. Una propaganda antimetodo più che tecnica di significato: non si limita a documentare, fare cronaca bensì inizia a scrivere un racconto. Racconta l’uomo e ogni suo sforzo e vittoria contro il limite.

L’esistenza in fondo riguarda la ricerca incessante di una vita piena di intensità, una sorta di corsa ricorrente, sempre anche alla ricerca di qualche limite, perdita di equilibrio o di un tuffo nel vuoto. Come questa fotografia.

Questa mostra non vuole far comprendere lo sport ma permettere di sentirlo. Vuole mostrare come Alessandro Trovati stia guidando la fotografia sportiva e il modo in cui la percepiamo oggi, proprio come fece, all’epoca, Gerry Cranham. Perché ogni sua fotografia tocca molti aspetti della vita dello sport ma anche delle arti.

Fotografie che esaltano le qualità e l’anima dello sport. Che conservano le pulsazioni della vita, che con un ritmo di pura azione innescano racconti che trascendono il singolo momento. Non abbiamo dinanzi agli occhi dei momenti “fermati” ma bensì liberati dal fluire della realtà. Sono un soffio di vita, come “il semplice desiderio di esistere” alias “Rio 2016 Olimpiadi, Tuffi Trampolino 3 metri”. Sono un omaggio all’atleta e alla grandezza dei suoi sforzi e alla sua dedizione. Alessandro Trovati sviluppa magistralmente questa intima dedizione, iniziata nella prima metà del secolo con il bianco e nero di Hy Peskin, Gerry Cranham, Mark Kauffman, Toni Frissell, Robert Riger, Robert Gomel – solo per citarne alcuni che sentiamo più vicini -.

Riguardate le fotografie, ancora una volta, lenti, prima di andarvene. La grandezza travolgente, l’impatto feroce e la quieta bellezza del suo bianco e nero, del suo racconto ed anche le affermazioni del colore sono qui, insieme ai pensieri del fotografo. Li vedete.  Come percepite che nello sport, nella gara con il limite, in sfida con altri, c’è bellezza e armonia, una poesia dell’equilibrio di tutti i popoli insieme. Potremmo dire, allora, che lo sport come lo racconta Alessandro Trovati sia un vero e proprio inno alla bellezza e all’umanità.

                                                                                                          Federicapaola Capecchi

INFORMAZIONI SULLA TAPPA IN COLLABORAZIONE CON CANON QUI

INFORMAZIONI SULLA MOSTRA “LO SPORT IN BIANCO E NERO” QUI

ALESSANDRO TROVATI QUI E QUI

Photo Alessandro Trovati. It is absolutely forbidden to lend, hire out, sell any picture, as well as its transfer to any media.

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