Wim Vandekeybus, intervista di Federicapaola Capecchi: fotografia e danza e la loro relazione

In occasione della Prima Assoluta di booty Looting di Wim Vandekeybus al 8° Festival Internazionale di Danza Contemporanea – Biennale di Venezia, incontro e intervisto il grande coreografo fiammingo.

per leggere il mio testo sullo spettacolo booty Looting CLICCA QUI

Nel giardino dell’albergo veneziano in cui alloggia Wim Vandekeybus pranziamo e facciamo un’intervista. Ho conosciuto un uomo di grande disponibilità, apertura e passione. In continuo cambiamento. Non dispensa certezze ma, al contrario, è portato a condividere le proprie intuizioni e visione del teatro. Che “non deve fare distinzione tra la danza e il teatro: la danza dipende dalla recitazione e viceversa.

Tale convinzione lo rende onnivoro di molti altri linguaggi e delle loro possibili interazioni e comunicazioni. Si potrebbe togliere la parola danza alla definizione teatrodanza, non precisare danza contemporanea o teatro fisico, non fare catalogazioni, abbandonare le etichette. Perché esiste solo lo spazio unico della scena e perché in tale spazio agisce un essere scenico completo, tra movimento, parola, musica, immagine. Questo è teatro. Punto.

booty Looting Foto Wim Vandekeybus, Biennale di Venezia danza contemporanea

Wim Vandekeybus, che preferisce definirsi un regista che usa la danza più che un coreografo, parla con semplicità e umiltà della sua ricerca. Da qui siamo partiti: dalla sua osservazione e dall’uso che fa del corpo, che espone, continuamente, in modo sempre più forte. “[…] è un lungo progetto e processo, iniziato 25 anni fa, quando ho iniziato a fare spettacoli, con il mio primo lavoro ‘what the body does not remember’  – che rimetteremo in scena a breve -, un’indagine sui limiti del corpo nella relazione con gli istinti […]  Sicuramente il corpo per me è stato, come tu dici, esporre, ricercare, indagarlo, perquisirlo…cercare ciò che si ripete, le immagini del corpo, pose, forme, come le persone si pongono, come il corpo è esposto, a cosa  […]

Partendo dall’inizio della sua ricerca ne confida molti aspetti, tra i quali l’infuenza  di una visione catastrofica dell’essere umano. Racconta come questo nuovo spettacolo costituisca, in fondo,  un ritorno a queste origini, a questo inizio di ricerca sul corpo, così come un re innamoramento per la fotografia, con la sua capacità di fermare, modificare, variare qualcosa, di mentire.

Il fascino della fotografia e dei suoi processi è accentuato dal mix di media che sceglie di usare, ognuno con un ruolo di primo piano sulla scena. La musica è importante – afferma – quanto la recitazione e la danza. Non applica distinzioni, divisioni, differenze. I lavori sono il risultato di queste continue interazioni, di questa complementarità.

Ora il corpo è una ancor più dura ricerca per Vandekeybus. Anche durante le audizioni – racconta – si trova davanti molti corpi belli, forti, alti, bassi. Ciò che a lui preme è l’energia che trasmettono prima di iniziare qualsiasi cosa e qualsivoglia movimento. Come stanno in piedi, come si siedono, come stanno in silenzio, come attraversano lo spazio. Sicuramente come “rompono”, trasformano, scomponendo il corpo.

booty Looting, Wim Vandekeybus, Foto Denny Willems, Biennale di Venezia danza contemporanea

È come un viaggio. Nel tentativo di rompere la banalità, l’ovvietà, andando verso le cose vere in modo estremo. “Not just esthetic” – ribadisce più volte Vandekeybus – “but emotional drive”. La spinta emotiva è il fuoco centrale che lo attrae e che persegue, anche in studio e in fase di creazione e composizione. “It’s simple, it’s very simple, I use body for that but the result is sometimes complex but I don’t think too much about it. I don’t have a conceptual approach of the body. I work with persons.

Da queste riflessioni sul corpo e sul suo lavoro il passaggio è diretto allo spettacolo booty Looting dove le immagini hanno un ruolo incisivo. Gli chiedo se, alla fine, un medium, qualsiasi, aggiunga o tolga qualcosa. “It depend. Totally.The picture, the image of something is not the same as the thing itself. It becomes another reality[…]” La musica, il suono sono un’altra realtà, il pubblico lo è, ed è chiaramente un medium. Può aiutarti, come non farlo. È una prova. La danza è un mezzo di espressione. Molti danzatori con un approccio concettuale lavorano su pensieri, cose astratte e non trasmettono niente. L’attenzione per Vandekeybus è volta a trovare nei movimenti delle persone una ragione e trasformarla in una dichiarazione teatrale.

Una domanda sull’overdose di immagini cui la nostra società è assuefatta lo porta a sottolineare come oggi tutto sia visivo. La maggior parte delle persone ha una macchina fotografica digitale sempre con sé, si nutre di immagini, film, trascurando magari la letteratura. Analizza il fenomeno ma senza attribuirgli una valenza negativa. Esorta solo a non dimenticare che ancora molto deve essere immaginato. Dell’immagine fotografia ha molto rispetto e amore, è evidente. “The picture have a story on itself […] the fact is still photography has a big power […]”.

booty Looting Foto Wim Vandekeybus, Biennale di Venezia danza contemporanea

Insistendo sul potere dell’immagine la curiosità mi porta a chiedergli come, concretamente, ha lavorato con I suoi danzatori rispetto alle immagini. Da artista sorprendente quale è, era da aspettarselo, è partito esattamente “al contrario”, dal procedimento opposto. Chiedendo ai danzatori cosa non volevano assolutamente fosse fotografato, cosa non si può fotografare, cosa è impossibile fotografare. È realmente partito all’opposto, passando attraverso la lettura di Susan Sontag, di Berger, il fatto che lui stesso è anche un fotografo e che la fotografia digitale ha radicalmente cambiato tutto. Ha chiesto ai suoi danzatori di pensare a queste cose e di giocare con tutto questo, e di non pensare al fotografo (che è in scena con loro).

Prestare attenzione al fotografo fa sì che si lavori solo per lui e ciò che avviene sul palco è totalmente noioso. Ha lavorato sull’idea della fotocopia, di diventare una fotocopia: qualcosa di piuttosto forte. Anche qui ribadisce il suo interesse e approccio alla persona e non a strutture concettuali. Scrittura, testo, danza: solo mezzi rispetto alle persone con cui va a lavorare. “The theatre need to be clever, to reinvent itself also… needs probably to be most advanced in dance…sometimes dance is a lot behind […]

booty Looting Foto Denny Willems, Biennale di Venezia danza contemporanea

Così si chiude questo piacevole incontro con Wim Vandekeybus, parlando dello stato delle cose oggi e di ciò in cui lui crede. Non gli piace descriversi come un coreografo ma come un regista che usa la danza. Ciò che è veramente importante per il teatro è creare un universo. Non crede che il teatro debba essere solo impegnato socialmente. Serve fantasia, un certo grado di follia, serve ogni tanto anche un approccio divertente. Il teatro deve essere umile e sincero. Questo perché la sua funzione è comunicare e dire qualcosa. Spende alcune altre parole e consigli da ascoltare, come tutta l’audio intervista. Qui ne ho raccontato solo alcuni passaggi salienti, per non privarvi della possibilità di sentire la voce di Vandekeybus e le sue riflessioni.

Testo di Federicapaola CapecchiI testi sono protetti da copyright. Non si può in nessun caso scaricarli, copiarli, metterli sui propri siti, prenderne estratti o frasi senza l’autorizzazione di Federicapaola Capecchi. Per chiedere autorizzazione inviare una email a federicapaola@gmail.com

L’intervista audio integrale qui di seguito nell’ordine giusto: prima parte, seconda parte, terza parte, quarta e ultima parte.

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