Riccardo Bononi, Nonostante tutto – Testo di Federicapaola Capecchi

Ci sono uomini, sogni e azioni più forti delle guerre, dei colpi di stato, delle difficoltà. Ci sono uomini, indagini e reportage più forti della disillusione, lontani dal già risaputo e che creano nuova conoscenza. Ne avete dinanzi agli occhi un esempio.

Queste fotografie non illustrano un titolo d’effetto, ma sono conoscenza che muove coscienze proprio perché non ripetono un mondo di segni e di significati, ma ne creano di nuovi. Vestire a bambola una statua funeraria è creare senso, comunità, famiglia e sopravvivenza. Lo hanno fatto spontaneamente i bambini di “Generazione cimitero” e Riccardo Bononi lo ha colto, ha restituito vivo questo senso. Talmente “vicino” a loro e insieme a loro, Riccardo Bononi muove il tempo congelato di un cimitero, fa danzare – quasi “ballandoci sopra”- il cronometro di mille e mille vite perse. I bambini di “Generazione cimitero” scrivono una Antologia di Spoon River danzando con i loro pianti, i loro giocattoli, i loro sorrisi. E Riccardo Bononi lo vive, lo conosce e permette alle nostre coscienze di comprendere il senso di una comunità specifica che ha costruito qualcosa di prezioso per tutti.  

Riccardo Bononi, Graveyard Generation @Irfoss-Prospekt

Fotografie di una forza tagliente e con un grande carattere che propongono un’attenta analisi antropologica, una sottile e impegnativa cronaca sociale, etica e un lieve quanto determinato invito ad un’umanità possibile. Perché nonostante tutto, si può e si deve vivere. È solo uno dei tanti insegnamenti di questi reportage.

Riccardo Bononi, Graveyard Generation @Irfoss-Prospekt

Fotografie dirette, un linguaggio secco, forte. In ognuna si avvicina con la macchina fotografica e coglie la tensione esplosiva – a volte spietata – del momento. Scatti sentiti e pensati. Fotografie non solo di denuncia, non solo di informazione, non solo di indagine ma con una incredibile bellezza anche formale, che nulla toglie alla loro forza informativa e alle implicazioni e analisi antropologiche e sociali. 

Reportage che fanno venire in mente fotogiornalisti come Jacob Riis, Lewis W. Hine, Walker Evans, Dorothea Lange, diversi tra loro e da Riccardo Bononi stesso ma accomunati dall’essere occhi sensibili capaci di cogliere istantanee di senso. Avvicinati dalla coscienza che la fotografia porta in sé una carica dirompente, capace di accendere sdegno quanto la volontà di mutamento.

Riccardo Bononi, Graveyard Generation @Irfoss-Prospekt

Riccardo Bononi si muove con una forte capacità di penetrazione nel raccontare l’uomo negli ambienti in cui vive. È palese la sua abilità tecnica, la sua attenzione e sensibilità ad ogni questione formale – come la composizione e la luce – ma ciò che risulta assordante nelle sue fotografie è la profondità di nuovi significati, il suo raccontare, essendo realmente “vicino” al soggetto ritratto. E non è una questione di focale. Una su tutte, la foto di …. Qui la luce rivela impietosa e con minuzia di dettagli il sordido luogo in cui lei vive e in cui è seduta a sfogliare il suo libro, ma al tempo stesso illumina quasi con tenerezza il suo viso e quel sorriso accennato di chi, nonostante tutto, ha trovato un suo spazio e una sua lievità. Tutti particolari che non sono colti e restituiti perché seduto accanto a lei, ma perché Riccardo Bononi conosce muovendo coscienza.

Riccardo Bononi, Graveyard Generation @Irfoss-Prospekt

Fotografie che raccontano – sì uno studio antropologico e le conseguenze di avvenimenti geopolitici ed economici – ma che rivelano molto di più! Creano possibilità. Con un rigore e un senso di unicità e completezza raro. Riccardo Bononi riesce, come Eugene Smith, a sovrapporre una sua visione alla documentazione di aspetti crudi e dolorosi, ed eleva così la condizione umana ad una dimensione epica. È narratore e attore che riesce a distillare il caos e la bellezza che ci circonda. Dirige i nostri occhi e le nostre coscienze con precisione (da cecchino) e onestà.

Un fotogiornalista capace di dare corpo e voce, con intelligenza e in modo penetrante, a storie non solo di estremo interesse antropologico ma che sono anche dei veri e propri insegnamenti. Fotografie che narrano in modo veritiero, con acume di indagine e riflessione, ben oltre le vicende. Una sintesi, splendida e drammatica al tempo stesso, di vaste problematiche e distonie … la disperazione, il silenzio, la ferocia, l’indifferenza e le invincibili e ataviche – o moderne? – paure della nostra civiltà. Al tempo stesso, una vera e propria speranza ed elogio della bellezza. In ognuno di questi reportage, nonostante tutto, emerge in modo forte come solo accettando la crudeltà saremo capaci di perseguire la bellezza. Altrettanto, di fotografia in fotografia, taglia e fende colpi precisi e ben assestati, un senso di liberazione, a tratti, di resurrezione.

Riccardo Bononi, Graveyard Generation @Irfoss-Prospekt

Un uomo, Riccardo Bononi, capace, attraverso il mezzo fotografico, di spalancare un orizzonte nuovo, un punto di vista al quale, forse, non giungeremmo da soli, ma che la fotografia cattura, quel punto di vista e capacità di porgerlo, che prende forma nella critica sociale, graffiante e incisiva, che sposta il “fuoco” (e le parole) del discorso, e la visione delle cose.

Federicapaola Capecchi

Il testo è protetto da copyright. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, in toto o in parte, senza autorizzazione scritta dell’autrice.

Le foto sono di Riccardo Bononi. Ne è vietato qualsiasi utilizzo e riproduzione.

NONOSTANTE TUTTO Mostra Personale di Riccardo Bononi – A Cura di Federicapaola Capecchi – 24 gennaio / 22 febbraio 2020 – Spazio Tadini Casa Museo, Milano / PhotoMilano

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